LA DISPERAZIONE DEL BRUTTO ANATROCCOLO


Le fiabe sono state, per la nostra mente, ciò che il latte materno è per il neonato… la parola vestita di sogno, che accende la fantasia proiettandoci nel magico mondo di “C’era una volta…”
Ci siamo passati tutti, più o meno e quelle memorie hanno spesso il profumo di nostalgia.
Io ho amato molto le fiabe, ma quella che più mi è rimasta nel cuore è “Il brutto anatroccolo”, scritta dal geniale ed amatissimo Hans Christian Andersen. Egli stesso penso che si sia identificato nel protagonista della storia e, come lui, ha vissuto molti travagli, incompreso e bullizzato, prima di raggiungere una grande fama, che si è estesa in tutto il mondo.
Una veggente aveva predetto a sua madre, quando lui nacque, che quel bambino avrebbe avuto un futuro glorioso e così è stato… Ancora oggi le sue favole sono fresche ed attuali, perché legate alle problematiche dell’essere umano, in una gamma emotiva di infinite sfumature.
La sensazione di ognuno di noi è quella di essere un po’ speciali, sentiamo che nel profondo del nostro essere esiste qualcosa di meraviglioso e talvolta anche una parte oscura che potrebbe essere tremenda… Amore e paura, estremi che ci appartengono, variamente dosati da un individuo all’altro.
Si cresce e ci si evolve attraverso l’interazione ed il confronto con la realtà esterna ed è brutto da dire, ma purtroppo il compromesso si insinua precocemente nelle nostre vite… Ci adattiamo alle necessità e a ciò che gli altri ci chiedono di essere; per sopravvivere sviluppiamo gli aspetti di noi che vengono accettati e premiati (retribuiti in vario modo) dall’esterno e spesso ciò avviene a discapito di ciò che è la nostra vera natura che viene negata e trascurata… Ma l’insoddisfazione serpeggia nell’inconscio, che si ribella ad una falsa crescita, facendoci ammalare e costringendoci a rivedere i nostri piani…
Quante volte ci troviamo a fare bilanci della nostra esistenza per constatare amaramente che i conti non tornano? Più spesso di quanto si creda… Si può ignorare tutto ciò ed andare avanti comunque, con la nostra infelicità sul groppone oppure si può cambiare rotta. Questa è una “chance” che abbiamo tutti, sempre, anche in questo preciso istante…
E’ questo il senso della metamorfosi: non è andare verso il sole, in una scalata faticosa dettata dall’ambizione, è tutt’altro… è permettere alla nostra vera natura di potersi esprimere semplicemente per ciò che è, spogliandosi di sovrastrutture mentali che ci sono state imposte o che abbiamo adottato per convenienza, per vestirci di ciò che ci appartiene.
Molti ritengono che non ci si può permettere una vita felice, che solo pochi privilegiati possono farlo, ma secondo me, la felicità è nell’essere se stessi, l’avere è una conseguenza dell’essere e non viceversa.
L’introspezione è necessaria e non siamo stati educati in questa direzione (ma si potrebbe rimediare). Conoscersi e riconoscersi è un processo che non avviene automaticamente… Un viaggio all’interno di se stessi per ritrovare le nostre motivazioni originarie, la nostra energia, il nostro potere e da lì ripartire, passo dopo passo, per svilupparsi come una pianta che produce fiori e frutti e che, con la fantasia, può perfino volare ovunque.
Che c’entra questo con “il brutto anatroccolo”?
“Il brutto anatroccolo” sono io, con la mia insoddisfazione ed il senso di inadeguatezza che spesso mi pervadono, quando mi rendo conto che la vita mi sfianca e si burla di me, dei miei sforzi vani, dei miei talenti ignorati…
“Il brutto anatroccolo” sei tu, quando sei deluso, incompreso e solo e ti arrendi al “non ne vale la pena”…
Sei meraviglioso, sappilo! E sii consapevole che quella vocina che senti e ti sprona a lottare per vincere, non è magìa! O forse si, ma il bambino che è in te deve continuare a crederci perchè ciò sia possibile…
Soffrire per soffrire, è preferibile farlo per qualcosa di autentico, solo così si evitano i rimpianti a prescindere dagli esiti, che sono nelle mani del Destino, talvolta capriccioso e bizzarro…
In qualsiasi caso, il lieto fine lo auguro a tutti!

La società perfetta


LA SOCIETA’ PERFETTA
Vagabondiamo da secoli, alla ricerca della verità… Ogni civiltà del passato, a modo suo, ha dato le sue risposte, frutto di sperimentazioni, errori, ma anche notevoli scoperte, che hanno portato , progressivamente, l’essere umano a traguardi impensabili.
In linea di massima, le antiche civiltà, si sono evolute con criteri simili, avvalendosi, per la propria sopravvivenza, di risorse agricole, artigianali e sul commercio.
La rivoluzione industriale, iniziata in Inghilterra, nella seconda metà del 1700, ha modificato radicalmente la struttura delle società e di conseguenza anche delle persone, che si sono adattate a stili di vita diversi, sviluppando necessità nuove. Abbiamo assistito, dagli inizi del 1900, ad un’escalation vertiginosa e prodigiosa di scoperte scientifiche, che hanno portato notevoli benefici nella qualità di vita delle popolazioni di tutto il mondo.
A questo straordinario progresso, tuttavia, non corrisponde un’adeguata evoluzione dell’essere umano. Siamo ancora alle prese con problemi che potremmo ritenere ingiustificati, considerando il grado di civiltà che dovremmo aver raggiunto. Non parlo solo di problemi enormi come le guerre, la fame nel mondo o il degrado della natura, ma anche di problemi più strettamente pertinenti alla nostra quotidianità… non siamo ancora riusciti a raggiungere livelli adeguati di giustizia sociale, punto di partenza per garantire una pace duratura. Sono questioni gigantesche, che non si possono esaurire in poche righe, per cui mi limito soltanto a fare una riflessione…
Cerchiamo spesso risposte lontano da noi… Perché, ogni tanto, non guardiamo la meraviglia che sta sotto il nostro naso?
La migliore e, a tutt’oggi, imbattuta Maestra é la Natura, con le sue leggi perfette che funzionano in armonia e reciproca interazione, nonché di interdipendenza tra tutti i suoi elementi. Non dovremmo stancarci di elogiarla, osservarla e trarre insegnamenti da Lei, che tutto ama, tutto nutre, tutto custodisce…
La maggior parte delle nostre invenzioni derivano e traggono ispirazione da ciò che già esiste: la macchina fotografica, il cinema ecc., sono concezioni derivate dallo studio del nostro apparato visivo; i computers, sono il tentativo, comunque ancora ineguagliato, di riprodurre i processi del nostro cervello; tutto ciò che ha a che fare con i viaggi, può essere riferito al nostro apparato motorio (per gli aerei, abbiamo cercato di emulare il volo degli uccelli) e così via…
Continuando su queste riflessioni, mi permetto di suggerire il concetto della “società perfetta”: è il nostro caro corpo umano, che molto potrebbe insegnarci anche sul piano politico-sociale… Nel nostro organismo tutto funziona in dinamismo articolato e perfettamente efficiente: tutti gli organi, composti di particelle elementari (cellule-individui) si aggregano in “teams”, dettati dalle loro caratteristiche peculiari e lavorano in simbiosi con altri agglomerati biologici, formando una concatenazione di attività sapientemente organizzate. Non ci sono “esuberi” (disoccupazione), nonostante il corpo sia composto da miliardi di cellule… Ci sono organi più importanti in quanto più estesi e con più responsabilità (potremmo parlare di classe dirigente), ma svolgono la loro funzione senza presunzione e con l’obiettivo del bene comune; la loro retribuzione è la stessa degli elementi “meno importanti”… Infatti il sangue (che potremmo paragonare al denaro, proprio per le sue caratteristiche) è di vitale importanza per il costante approvvigionamento di sostanze necessarie, in primis di ossigeno; esso circola dappertutto, in movimento incessante e guai se non fosse così! La malattia di un organo è responsabilità e sofferenza dell’intero sistema, che cerca instancabilmente la guarigione a beneficio di tutti (vengono considerate così le fasce deboli della popolazione? Mi sembra di no). L’apparato immunitario ( l’esercito) è sempre all’erta per garantire la protezione e la sopravvivenza dell’organismo e filtra in modo certosino e selettivo tutto ciò che viene dall’esterno (anche qui ci sarebbe da studiare un po’…)
Il discorso potrebbe continuare per un intero libro, mantenendo il suo fascino…
Spesso osservo i politici cercare chiarezza nel caos delle idee e delle probabilità… Invece che continuare a fare tentativi “a muzzo”, perché non trarre ispirazione da “ciò che funziona”, facendo un passo indietro con umiltà?
Ah già, mi ero dimenticata dell’avidità…

ASTROLOGIA SIDERALE

Il mio interesse per l’Astrologia risale ai tempi dell’adolescenza. I travagli esistenziali non mi hanno risparmiato dubbi, inquietudini e sofferenza… Forse fa parte del processo evolutivo tipico di quel periodo, la ricerca di uno “specchio” valido ed attendibile in cui riconoscersi, un alter-ego che ci definisca e che ci dia una direzione… forse…  Leggi tutto “ASTROLOGIA SIDERALE”